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Una storia di resilienza: l’ostrica e la perla.


La morte di una persona cara, la perdita del lavoro, una malattia o un incidente sono vissuti che possono alterare gli equilibri psicologici di una persona; esperienze dolorose come queste generano emozioni forti e profondo disorientamento. Abitualmente, col tempo e le risorse personali acquisite con la resilienza, si trova il modo di adattarsi a queste situazioni avverse. 
Attraverso la “resilienza” le persone trovano la forza ed il coraggio di far fronte agli eventi stressanti o traumatici e riescono a riorganizzare in maniera funzionale la propria vita, a dare nuovo slancio ai propri desideri e perfino a raggiungere mete importanti
.

Il modo più efficace per far passare il dolore è attraversarlo. Non serve a nulla rifuggire la sofferenza, evitarla o controllarla così come non è funzionale allontanare i ricordi o distrarsi per non pensare e dimenticare.
Tutte queste strategie ostacolano la naturale elaborazione del dolore e della perdita, impediscono alla ferita di cicatrizzarsi. La sofferenza evitata si mantiene ed aumenta nel tempo, portando con sé altri disturbi fino alla depressione.

Quando l’elemento disturbante entra in una conchiglia per divorarne il contenuto, lascia dentro una parte di sé che ferisce e irrita il mollusco; l’ostrica si chiude e fa i conti con quel nemico, con l’estraneo. Pazientemente comincia a rivestire l’intruso con parti di sé, come fossero lacrime: la madreperla.
Ciò che all’inizio serviva a liberare e proteggere la conchiglia da quel che la irritava e annullava, diventa un gioiello prezioso e inimitabile. La perla è il frutto del dolore.

Come un’ostrica bisogna abbracciare il dolore, lasciarsi attraversare dalla sofferenza e viverla nella quotidianità con la consapevolezza che niente è per sempre. Utilizzando queste strategie più funzionali, i ricordi acquisteranno un nuovo significato e la sofferenza si affievolirà.

Le esperienze avverse sono, dunque, delle opportunità mascherate e le cicatrici ci rendono unici e speciali. Quando il dolore viene elaborato, il pianto lascia in dono perle preziose.

I vissuti dolorosi vengono incorporati dalla bellezza e rendono quella persona interessante.

La nostra società è attratta principalmente dalla bellezza esteriore e trascura la bellezza nella sua natura più profonda. Ciò che è bello fuori il più delle volte nasconde un doloroso lavoro su se stessi e sulle avversità vissute. Fermarsi in superficie non consente di cogliere l’essenza della bellezza.

Le persone che hanno sofferto e sono diventate resilienti sono persone belle. La resilienza può essere appresa. Le persone resilienti non sono infallibili ma aperti al cambiamento, si concedono la possibilità di sbagliare e di imparare dagli errori.

Dott.ssa Melania Corvino, Psicologa-Psicoterapeuta

1 Comment

  • gioielli

    Dopo tanto ecco un articolo che condivido sotto ogni
    punto di vista. Continua così.

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